E’ uscito il romanzo Uccidili tutti, spy-story ambientata a Chicago che vede un agente russo, la bellissima Anastasija Kalashnikova, alla presa con una missione che conclude con successo. I problemi nascono dopo,perché tutti cercano di ucciderla, e lei, nell’arco di ventiquattro dovrà tirarsi fuori dai guai. E’ un romanzo che fa parte della collana del Cane Nero, dedicato dunque a chi cerca modi fuori del comune per non annoiarsi… come fece appunto, Nerone, (Cane Nero= Canta Nerone). L’autore ci sarà riuscito? Speriamo per lui! er chi volesse acquistarlo, ecco il link

Share:
  • Google Bookmarks
  • HelloTxt
  • Print
  • Add to favorites

Nella collana la gaja Scienza, edito da Longanesi, segnaliamo LE REGOLE DEL GIOCO” spy thriller, di Riccardo Perissich che ha cominciato la sua carriera come giornalista e studioso di relazioni internazionali. In seguito ha lavorato per più di vent’anni a Bruxelles presso la Commissione Europea, dove è stato impegnato in vari negoziati internazionali, assumendo cariche decisionali ai massimi livelli. Tornato in Italia nel 1994, ha ricoperto incarichi direttivi in Pirelli, nel gruppo Telecom Italia e in Confindustria. Scrive regolarmente di problemi internazionali su giornali e riviste italiane e straniere. Il romanzo gode di un ampio battage pubblicitario, approfittando dell’effetto “La talpa”…come sarà? Longanesi in genere pubblica buoni libri…

Share:
  • Google Bookmarks
  • HelloTxt
  • Print
  • Add to favorites

La nuova James Bond girl è francese…

Share:
  • Google Bookmarks
  • HelloTxt
  • Print
  • Add to favorites

Topkaki – La luce del giorno

| janvier 28th, 2012

Ho riletto questo avvincente romanzo di Eric Ambler, in un’edizione mondadoriana del 1962, trovata alla libreria veneziana Acqua Alta, caratterizzata per la presenza di gatti sopra i libri. I libri sono dentro vasche da bagno, gondole e barche, per evitare appunto, l’acqua alta. Il romanzo è narrato in prima persona. Un piccolo truffatore, un uomo caduto in basso, talmente in basso che non sa neppure di che nazionalità sia, si trova incastrato in un gioco che all’inizio è più grande di lui, in una Turchia governata dai Servizi segreti che vedono complotti dietro ogni angolo. Benché sia stato scritto cinquanta anni fa, il romanzo non è per nulla invecchiato, inseguimenti, sparatorie, spie, ambiente esotico, le riflessioni del nostro protagonista, Arthur Abdel Simpson (in effetti, ha qualcosa dei personaggi dei cartoni animati…) ricordano uno Zeno Cosini minore e sono la parte più viva del romanzo, che ripercorre o forse annuncia, quella serie di storie che vedono come fulcro della vicenda il furto di qualcosa di impossibile da rubare e che segneranno un’epoca. Da rileggere, il romanzo…si beve.

Share:
  • Google Bookmarks
  • HelloTxt
  • Print
  • Add to favorites

Su Repubblica online, leggiamo questa notizia che ha un sapore tragicomico… o forse molto tragico?
MOSCA – Ci sono simboli che fanno molta più paura delle cose reali. A spaventare gli oppositori russi, e a farli vagheggiare di inquisizioni e persecuzioni poliziesche, bastano degli innocenti faldoni da cartoleria comprati in massa dai servizi segreti russi.

La settimana scorsa gli uffici dell’ex Kgb, nel famigerato palazzo della Lubjanka, insieme ad altri più svariati articoli da cancelleria come penne, matite ed elastici, hanno ordinato anche 30mila faldoni con “il simbolo in oro dei servizi segreti” e con la dicitura “Cartella personale”. Prezzo d’acquisto, 5 euro l’uno. E in Rete si è scatenato il panico.

I faldoni di cartone, rilegati in tela e chiusi ai margini da nastrini di stoffa, hanno per i russi un significato indelebile. Sono gli stessi che la polizia segreta ha usato per anni per contenere i dossier delle proprie vittime. Tutti li hanno visti nei film di spionaggio e nei telegiornali. Molti ricordano di aver scoperto dopo anni di ricerche i fascicoli e le storie ‘ricostruite’ dal Kgb dei propri cari spariti nel nulla o arrestati e deportati senza motivi apparenti.

E in molti musei dedicati alla memoria del terrore staliniano, c’è sempre un bel faldone in bella mostra con i timbri “Segretissimo” e con la copertina compilata in bella calligrafia dall’agente inquirente di turno.

Tutti conosciamo bene i faldoni dedicati con meticolosa malafede a poeti, scrittori, militanti per i diritti umani, dissidenti di ogni genere. Perché una così grande fornitura? E come mai a pochi giorni dalla grande manifestazione di piazza del 4 febbraio contro il governo? Le domande si ripetono sui blog con un po’ di ironia ma anche con seria preoccupazione.

Capita così che nel’elenco della spesa dell’attuale Fsb, rivelato dal blogger anticorruzione Aleksej Navalnjy, i faldoni colpiscano assai più di tutto il resto. Eppure ci sono spese strampalate ed eccessive che dovrebbero scandalizzare molto di più: iPad, scooter velocissimi, cappotti in pelle foderati di pelliccia. Perfino un motoscafo d’altura da mezzo milione di euro con requisiti di lusso sfrenato: finiture in pelle, sala da ballo con impianto stereo e letti illuminati. Per non parlare delle auto di lusso con i vetri blindati da 400mila euro. O delle spese più voluttuarie, come le migliaia di fermacravatta in oro con simbolo dell’Fsb a rilievo.

Ma niente fa più paura dei faldoni. La sola immagine di 30mila cartelle pronte a custodire le informazioni della polizia mette in agitazione più di un dissidente. E qualcuno magari esagera. Tra gli acquisti c’è infatti anche quello, assai singolare, di 168 picozze da ghiaccio. “Lo stesso attrezzo – fa notare un allarmatissimo utente di un blog – usato dal killer di Stalin per uccidere Trotskij”.

(24 gennaio 2012)

Share:
  • Google Bookmarks
  • HelloTxt
  • Print
  • Add to favorites

La talpa: che delusione!

| janvier 21st, 2012

…Sono stato a vedere La talpa, tratto da un romanzo di Le Carrè. Sinceramente ho fatto fatica a rimanere sveglio. Veramente, non riuscivo a tenere gli occhi aperti. C’erano troppe storie rarefatte e intrecciate insieme, il film è già un flashback, perché infilarci dentro altri flashback? Non si capiva chi fosse chi o cosa facesse, Smiley mi sembrava una statua di cera; troppi personaggi per una storia che avrebbe meritato 3-4 ore o una serie televisiva, non due ore. Non che io pretenda James Bond, (che anche l’ultimo J.B. ha fatto cilecca) però veramente non riesco a capire le recensioni positive… Passi la caratterizzazione, passi l’ambientazione, più che un film, era un dado concentrato…no c’era suspense, non c’era emozione, insomma…

Share:
  • Google Bookmarks
  • HelloTxt
  • Print
  • Add to favorites

La talpa?

| janvier 16th, 2012

A quanto sembra, è tornato il film di spionaggio… che rilanci il genere? (mai morto, ma neppure in un momento esaltante?) Difficile dare una risposta, perché è un film storico tratto da un romanzo di John LeCarrè. Sarà interessante vedere come il film è stato affrontato e rapportato all’oggi. Cast di lusso con il premio Oscar Colin Firth relegato ad un ruolo meramente secondario insieme a Gary Oldman (protagonista assoluto) e Tom Hardy.

Complessi intrighi, faccende di spionaggio e di controspionaggio, doppiogiochisti e talpe da smascherare. Siamo in piena Guerra Fredda. Nei servizi segreti britannici c’è una talpa che lavora per i Russi. A chi affidare il compito di scovarla? Ad un agente ormai fuori dal giro, da poco ritiratosi in pensione; inizia così la caccia all’infiltrato. Un film verbosissimo, intricato, complesso, teso, lento, minuzioso. Attori di gran classe per una spy story d’altri tempi. Gary Oldman recita ieratico e imponente tenendo la scena dall’inizio alla fine con impareggiabile carisma. Alla Mostra del Cinema di Venezia, la Coppa Volpi per l’interpretazione maschile non ha premiato Gary Oldman… ma solo perchè la concorrenza era aggueritissima!

Share:
  • Google Bookmarks
  • HelloTxt
  • Print
  • Add to favorites

da ilgiornale.it apprendiamo che:
L’ex marine Amir Mirza Hekmati. arrestato con l’accusa di spionaggio per la Cia nel dicembre scorso, è stato condannato a morte. Gli Usa: “Accuse false”

Tensione alle stelle tra Teheran e Washington. Ieri il capo del Pentagono, Leon Panetta, ha fatto sapere che se l’Iran bloccherà lo Stretto di Hormuz gli Stati Uniti interverranno con la forza. Oggi dall’Iran arriva la notizia che il cittadino statunitense Amir Mirza Hekmati, ex marine americano, è stato condannato a morte da una Corte rivoluzionaria con l’accusa di aver lavorato per la Cia. Può ancora fare appello contro la sentenza, non essendo trascorsi venti giorni dalla sentenza. Hekmati è accusato di aver ricevuto un addestramento speciale ed aver prestato servizio nella base aerea Usa di Bagram, in Afghanistan, dove era stato messo al corrente di informazioni d’intelligence riservate prima di recarsi, in missione, a Teheran.

Mostrato in tv il 18 dicembre
Hekmati, che è nato negli Stati Uniti da una famiglia di iraniani immigrati, è stato mostrato dalla televisione di stato iraniana il 18 dicembre scorso. Parlando in inglese e farsi, diceva di essere stato inviato dalla Cia per infiltrarsi nel ministero dell’intelligence iraniano.

Gli Usa: “Solo accuse false”
La famiglia di Hekmati ha sempre proclamato la sua innocenza dicendo che era andato in Iran per visitare le sue nonne. Washington parla di accuse “false, estorte con la forza”, e ne ha chiesto l’immediata scarcerazione. Hekmati, nato in Arizona, si era arruolato nell’esercito nel 2001.

Share:
  • Google Bookmarks
  • HelloTxt
  • Print
  • Add to favorites

Aldo Giannuli “Il Noto servizio, Giulio Andreotti e il Caso Moro” (450pp,€18). Per chi pensa che in Italia stia tornando la Prima Repubblica. La storia, sconosciuta, di un servizio segreto clandestino, nato negli ultimi anni della guerra e poi sopravvissuto, che ebbe come suo referente politico il senatore Giulio Andreotti. Una vicenda fra politica, finanza, spionaggio che coinvolge Confindustria, le Forze armate e la Cia, che ebbe il suo culmine nelle settimane del rapimento del presidente Dc Aldo Moro. Centinaia di carte e decine di testimoni offrono un solido supporto documentale alle affermazioni e alle ipotesi dell’autore. “Un vero romanzone, un pozzo nero della Repubblica. Le vicende narrate da questo saggio, i nomi dei personaggi, l’equivoco mondo delle spie e i misteriosi burattinai prendono il lettore come un giallo. Libro di storia patria e al contempo spy story.” Corrado Stajano sul Corriere della sera. Aldo Giannuli è nato a Bari nel 1952. Professore di Storia del mondo contemporaneo presso l’Università di Milano, è da 15 anni Consulente delle Commissioni Parlamentari sulle Stragi delle Procure della Repubblica di Brescia, Milano, Palermo, Roma.

Share:
  • Google Bookmarks
  • HelloTxt
  • Print
  • Add to favorites

L’articolo di Guido Olimpo ci ha ricordato la storia della Air America della Cia… ma cosa ci faceva Olimpo a LAsa Vegas?
LAS VEGAS – È la compagnia senza nome. Vola solo in posti segreti ed ha il suo quartier generale in un luogo che adora esibire. Las Vegas, la città del divertimento. Il suo terminal è a poche centinaia di metri dagli hotel Luxor e Mandalay. Alla fine della Diablo Road, si incrocia la S. Haven, una striscia d’asfalto che fila lungo recinzione che protegge l’aeroporto McCarran. Lì su un piazzale sono parcheggiati i jet. Sono gli aerei della «Janet». Ma Janet non è una sigla ufficiale, piuttosto un nomignolo forse nato dal codice radio usato. Tanti misteri sono giustificati dalle rotte della compagnia. I jet della «Janet» sono usati dal Dipartimento della Difesa e gestiti dalla società EG&G per trasportare il proprio personale e tecnici in basi dove sono sviluppate armi ad alta tecnologia. Tra le destinazioni ci sono l’Area 51, impianto top secret nel deserto del Nevada, poi alcuni poligoni dell’aviazione (Tonopah e China Lake). Si tratta di siti dove l’Us Air Force mette a punto velivoli avveniristici e prova nuove armi. La Bestia di Kandahar, il drone che ha partecipato alla missione per uccidere Osama Bin Laden – per fare un esempio – è stato testato in uno di questi centri. Così come i razzi impiegati dai velivoli senza pilota impegnati nella caccia ai qaedisti. Giovedì mattina ci siamo avvicinati al terminal della «Janet» e c’erano almeno due Boeing riconoscibili dalla livrea bianca con la striscia rossa lungo la fusoliera. Ovviamente nessun nome sul timone o sulle fiancate. Uno lo abbiamo visto arrivare sulla piazzola mentre a poche centinaia di metri si susseguivano atterraggi e decolli degli elicotteri pieni di turisti diretti al Gran Canyon o alla diga Hoover. La compagnia dispone, secondo alcune informazioni, almeno sei B 737-600s e cinque aerei più piccoli. Una flottiglia che lavora a pieno ritmo per trasferire il personale nelle basi del deserto. Si tratta di installazioni in aree remote e l’alternativa per raggiungerle è un lungo viaggio in auto. Più rapido e sicuro il jet. L’attività della «Janet» non interessa solo agli appassionati di aeronautica ma anche alle spie che a Las Vegas e dintorni hanno molto da fare.

Share:
  • Google Bookmarks
  • HelloTxt
  • Print
  • Add to favorites